Intervista, o quasi, a Don Bosco.

di don Pietro Paolo Piras

 

Don Bosco qual è la prima cosa che vorrebbe dire ai giovani di oggi?

R.Uno solo è sempre stato il mio desiderio e il mio impegno: aiutare i giovani ad essere felici nel tempo e nell’eternità: Sono profondamente convinto che in ogni giovani, anche il più cattivo, c’è qualche lato buono ed è dovere primo di ogni genitore ededucatore scoprirlo e di là partire per costruire insieme l’onesto cittadino e il buon cristiano. Non esistono giovani cattivi, ma solo giovani sfortunati ed è dovere di noi adulti aiutarvi con la nostra stima e il nostro affetto, perché il giovane si fa vincere dall’amore e soltanto l’amore è capace di aprire il cuore, fortezza che resta chiusa al rigore e all’asprezza: Ricordate sempre che voi giovani siete amati da Dio e che il futuro è nelle vostre mani.

 

Ci può raccontare qualcosa della sua vita che possa servire da esempio anche ai giovani di oggi ?

R.La vita non è facile per nessuno. Rimasi orfano a due anni, ma ebbi la fortuna di avere una madre eccezionale. Fin da piccolo ho dovuto sgobbare nel piccolo podere, ereditato da mio padre; a 11 anni, per la gelosia di Antonio,mio fratellastro, che non vedeva di buon occhio che io potessi leggere e studiare, dovetti andare via da casa efare il servo pastore.All’età di 15 anni potei rientrare a casa, perché la mamma aveva dato la parte di eredità ad Antonio, che si mise in proprio andando ad abitare in una casa sua. Solo così potei riprendere gli studi.

 

E a scuola come se la cavava. Immagino che tutto sia filato liscio, vista la sua intelligenza. Non è così ?

R.“Non c’è niente di facile per nessuno, occorre buona volontà, non arrendersi di fronte alle difficoltà della vita e farsi aiutare. Pensate che all’inizio dovevo fare 20 Km al giorno tra andata e ritorno, a piedi e con qualsiasi tempo, pensate all’inverno in Piemonte. E’ vero che avevo 15 anni, ma dopo qualche mese mia madre vedendomi troppo stanco riuscì a trovarmi una pensione, che io mi pagavo facendo di sera il garzone di bottega. La scuola pubblica, che era frequentata soprattutto da figli di papà, ed il maestro mise a dura prova quel poco che avevo imparato fino a quel giorno. Dovetti ricominciare la grammatica italiana e procedere faticosamente in quella latina. In quell’anno dovetti fare i conti anche con alcuni compagni birbanti, che tentarono di convincermi a fare vela e a giocare a soldi. Trovai la scusa che non avevo soldi. Mi suggerirono di procurarmeli rubandoli a mia madre o al padrone che mi ospitava. Qualcuno mi disse : “E’ tempo che ti svegli! Impara a vivere in questo mondo. Se continui a tenere gli occhi bendati, rimarrai sempre un bambino. Se vuoi una vita spensierata, devi procurarti denaro in una maniera o nell’altra”. Ricordo che gli diedi questa risposta: Non capisco le vostre parole. Sembra che mi vogliate convincere a diventare un ladro. Ma il settimo comandamento di Dio dice di non rubare. Chi diventa ladro fa cattiva fine. D’altra parte mia madre mi vuol bene. Se chiedo denaro per cose buone, me lo dà. Le ho sempre obbedito, e non comincerò certamente adesso a disobbedirle. Se i vostri amici rubano sono dei delinquenti. Se non rubano, ma consigliano gli altri a rubare, sono dei mascalzoni. Dovetti farmi violenza per non rubare e non rubai, perché pensavo che non era giusto prendere le cose di altri e poi non volevo fare un dispiacere a mia madre. Un tizio mi invitò addirittura ad arruolarmi in una banda che faceva man bassa di frutta negli orti e nella campagna e dava fastidio a piccoli e grandi. All’inizio qualche compagno si allontanò, ma poi, in breve tempo, tornò a formarsi intorno a me un bel gruppo di amici, che mi volevano bene e mi obbedivano come a un capo banda”.

Don Bosco ricorda qualche avvenimento particolare della sua vita di studente?

R. Siamo nel 1831. Avevo allora 16 anni e mi trovavo in una classe che corrisponde alla prima media. Per la mia statura e la mia età tra gli alunni piccoli, sembravo un pilastro. Era una situazione che mi creava qualche disagio ed un po’ di vergogna, ma l’insegnante era comprensivo ed anche i compagni mi volevano bene. A metà anno il consiglio di classe decise di passarmi alla classe successiva ed ecco l’episodio. Il nuovo maestro vedendosi arrivare un giovanotto grosso disse, mentre stavo entrando “ Costui o è un grosso asino o un grande ingegno”. Senza scompormi, risposi educatamente: “Né l’uno né l’altro. Io sono solo un povero giovane che ha buona volontà di fare il suo dovere e di progredire negli studi”.

 

Ed ora vorrei chiederle come mai ha rinunciato ad essere un grande predicatore e professore e alla carriera nella Chiesa , visto che ho sentito dire che ha rifiutato la proposta di diventare cardinale?

R.“ Mi sentivo chiamato ad occuparmi dei ragazzi fin dall’età di 9 anni quando feci quel sogno che già conoscete, ma l’episodio che mi ha fatto decidere è stata l’esperienzatraumatica nel carcere minorile di Torino. Rimasi sconvolto fin dalla prima volta che vi entrai perché vedevo tanti giovani, rinchiusi in celle puzzolenti e strette; erano sporchi e bestemmiavano contro Dio e contro tutti, e traspariva un grande odio dai loro occhi. Alcuni vedendomi avevano sghignazzato. Che ci fai pretaccio ? Ricordo che uscendo fuori piansi. Cercai allora di capire la causa perché molti dei giovani stavano dentro ed una volta usciti rientravano in carcere. Conclusi che molti erano di nuovo arrestati perché si trovavano abbandonati a se stessi. Allora pensai che questi ragazzi avrebbero dovuto trovare fuori un amico che si fosse preso cura di loro. In questo caso non sarebbero tornati dentro a rovinarsi o almeno sarebbero stati ben pochi a tornare in prigione”. Ma soprattutto decisi di fare tutto il possibile per educare i ragazzi al dovere, al rispetto delle leggi in modo da diventare buoni cristiani ed onesti cittadini e trovare il giusto posto nella società e nella chiesa.

 

Don Bosco quale è la prima cosa che vorrebbe dire ai giovani ?

R.“ Uno solo è stato sempre il mio desiderio ed il mio impegno : aiutare voi giovani ad essere felici nel tempo e nell’eternità. Sono profondamente convinto chein ogni giovane, anche il più cattivo,c’è qualche lato buono ed è dovere primo del genitore, dell’educatore scoprirlo e di là partire per costruire insieme l’onesto cittadino e il buon cristiano. Non esistono giovani cattivi, ma solo giovani sfortunati ed è dovere di noi adulti aiutarvi con la nostra stima e il nostro affetto, perché il giovane si fa vincere dall’amore e soltanto l’amore è capace di aprire il cuore, fortezza che resta chiusa al rigore e all’asprezza. Ricordate sempre che voi giovani siete grandemente amati da Dio e che il futuro è nelle vostre mani”.

 

Un’ultima domanda per oggi. Che cosa vorrebbe dire ai nostri genitori, educatori, e ai formatori?

R.“ Innanzitutto ogni genitore ed ogni formatore dovrebbe capire che l’educazione è cosa di cuore. Non basta fare e dare delle cose ai ragazzi, occorre che essi si accorgano di essere amati. Occorre condividere ciò che piace ai giovani perché i giovani sentendosi amati imparino ad amare ciò che piace agli adulti. E poi sono i genitori e gli educatori che devono fare il primo passo per andare dai giovani e diventare loro amici, perché solo così possono guadagnarsi la simpatia dei giovani e questi solo allora si lasceranno educare.

 

Scusi, Don Bosco dimenticavo una cosa che mi sta a cuore. Condivide quanto hanno affermato a proposito dei giovani i suoi salesiani nel capitolo Generale 23°?

R. Le affermazioni che i miei figli hanno definito come credo i valori che io ho messo al centro della mia vita, basata sul fatto che amare il prossimo e soprattutto i giovani è la miglior garanzia dell’amore che nutriamo nei confronti di Dio. Sono contento delle loro affermazioni a proposito, che se non ricordo male sono le seguenti:“Noi crediamo che Dio ama i giovani.Questa è la fede che sta all’origine della nostra vocazione e che motiva la nostra vita e tutte le nostre attività pastorali. Noi crediamo che Gesù vuol condividere “la sua vita” con i giovani. Essi sono la speranza di un futuro nuovo e portano in sé, nascosti nelle loro attese, i semi del Regno. Noi crediamo che lo Spirito si fa presente nei giovani e che, per mezzo loro,vuole edificare una più autentica comunità umana e cristiana. Egli è già all’opera, nei singoli, nei gruppi. Ha affidato loro un compito profetico svolgere nel mondo, che è anche il mondo di tutti noi. Noi crediamo che Dio ci sta attendendo nei giovani per offrirci la grazia dell’incontro con Lui e per disporci a servirlo in loro, riconoscendone la dignità, educandoli alla pienezza della vita. Il momento educativodiviene così il luogo privilegiato del nostro incontro con Lui”.

E come potrei non condividerle, importante è che le vivano come io ho cercato di viverle.

Grazie Don Bosco, e arrivederci!