Una via originale alla Santità

Al di là della ricorrenza che si vuole celebrare, la festa di Sant’Antonio abate, la circostanza di questa sera ci offre un motivo per meditare sul nostro modo di essere Cristiani e soprattutto su quella che è la nostra vocazione comune, quella di essere chiamati alla santità. Su ogni persona umana c’è un disegno, il sogno di Dio: lo possiamo identificare in quella naturale spinta verso la nostra piena realizzazione, il pieno appagamento della nostra umanità. E questa spinta si manifesta come desiderio, talvolta come inquietudine, aspirazione a essere di più. Se non ci fosse stato il virus del peccato, questo nostro istinto spirituale ci avrebbe spinto direttamente verso Dio, verso la piena somiglianza con Lui. E invece ci portiamo dentro le spinte devianti dell’egoismo.

Ed ecco perché ci sono molti nomi che esprimono la piena realizzazione umana secondo la mentalità umana: avere ricchezze, avere successo, avere potere. Tutte queste direzioni si trovano fuori dell’uomo, nella linea del fare; l’uomo pensa di essere realizzato nella misura in cui fa, concretizza qualcosa.

C’è invece il nome evangelico della piena realizzazione umana: è la santità, che non si trova nella linea del fare ma dell’essere, quell’essere che si rivela, ovviamente, nel fare. Ma quando parliamo di santità, dobbiamoliberare la parola da una certa estraneità, come se la santità fosse un privilegio di pochi; come se i santi fossero persone da ammirare, ma non da imitare. I documenti del concilio vaticano II ci dicono che la santità è la vocazione universale dell’uomo, chiamato come CRISTO, a riprodurre l’immagine del PADRE, sotto l’azione dello Spirito Santo. Da qui la chiamata di ogni cristiano alla santità, guardando Gesù, modello perfetto. Da qui la caratteristica della santità di ogni uomo come santità solidale con il mondo intero. Lo spirito di servizio e l’impegno di umanizzazione, cioè rendere a misura di uomo, di tutte le realtà della vita: il lavoro, la vita familiare, il mondo della sanità, la vita politica, il mondo della cultura, compresa quella che ha avuto paura di ascoltare una voce forte capace di metter inquietudine nel cuore come la voce del Papa, la vita di agricoltori e allevatori. Sono queste le stradedella realizzazione personale nella santità.

Certo, una santità anonima, perché è la strada umile della piccola storia quotidiana, fatta di fedeltà, di sacrificio, di relazioni, di incontri. Tutti animati dalla fede, dalla speranza e dall’amore, che rendono grandi le cose piccole e possibili le cose impossibili. Una santità lievito di rinnovamento: “I santi e le sante sono sempre stati fonte e origine di rinnovamento della chiesa e del mondo nelle più difficili circostanze della storia. Per questo, la santità laicale (intendendo per laico tutti i cristiani) è un dono da chiedere sempre e, soprattutto di questi tempi dove sembra farla da padrone la cultura dell’avere a discapito dell’essere. Una santità che si rifà al battesimo che tutti abbiamo ricevuto e che è il segno concreto della chiamata di Dio.

Una santità che è la traduzione nella vita di tutti i giorni dell’unico comandamento che Gesù ci ha lascito: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente, ossia con tutto noi stessi, eamerai il prossimo tuo come te stesso. Una santità che non può farci vivere da estranei gli uni agli altri, preoccupati esclusivamente del nostro bene. Una santità che ci rende più attenti alle necessità dei fratelli soprattutto i più deboli, coloro che si trovano in difficoltà e che possono soltanto con l’aiuto degli altri recuperare il gusto e la gioia di vivere. Una santità dove non c’è spazio per le rivalità e le aspirazioni di potere ma che esige da chi è chiamato ad un ruolo di responsabilità di mettersi e mettere al servizio del bene comune le proprie energie. Una santità capace di farci essere più uomini e donne nella logica del vangelo e quindi vicino agli uomini e per gli uomini.

Ecco allora che la santità non è una via strana e per uomini e donne strani. E’ la sola via che ci rimane se vogliamo essere più uomini e donne e quindi più cristiani.