Una entusiasmante folla ha accolto Don Mario la mattina del 21 Marzo appena fuori la Cittadina di Santa Elèna, dove si erano date appuntamento tutte le comunità cristiane per porgergli il proprio saluto e fargli sentire tutto l’affetto e la riconoscenza per il suo lavoro svolto con semplicità e nella carità che lo caratterizza. Vescovi di tutto il Guatemala e delle Nazioni vicine; confratelli sacerdoti, amici provenienti da ogni parte. I due speaker scandiscono, con l’entusiasmo di chi sta dirigendo un grande evento, l’invito a ringraziare il Signore per il dono di un nuovo pastore per un territorio, il Petén che conta ben 36000 chilometri quadrati ( una volta e mezzo la Sardegna), per una popolazione di circa un milione di abitanti. Il corteo si snoda solenne composto da tutte le comunità parrocchiale del Vicariato apostolico del Petén e non solo e attraversato il ponte che collega la cittadinasi Santa Elena alla città di Flores (sede della Cattedrale). La strada imbandierata con i colori della Santa Sede, bianco e giallo, fino alla piazza della Cattedrale dove inizia la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Cardinale Arcivescovo di Città del Guatemala con a lato il Cardinale salesiano dell’Honduras Oscar Maradiaga e il vescovo predecessore di Don Mario, Mons Vian, anche Lui salesiano. Non sto a ricordare tutti i passaggi dell’Omelia del Cardinale; mi basta ricordarne uno: “oggi la Conferenza episcopale del Guatemala ha uno dei suoi migliori vescovi”. Questo ci dice tutto della stima di cui gode Don Mario. Una mitria un po’ abbondante gli viene imposta sulla testa e sembra voler dire che il compito che viene affidato a Don Mario sia al sopra delle sue forze; ma quando il Signore chiama sappiamo che dà anche tutte le energie e la grazia necessaria per percorrere il camminoe portare a compimento la missione che affida. Al termine della celebrazione dopo aver ringraziato il Cardinale e i vescovi e chiesto di essere accolto tra loro come un fratello, rivolgendosi alla gente in piazza, ai suoi fedeli dice: vengo in mezzo a voi come un fratello e amico. Parole che ne ricordano delle altre molto familiari: quelle che la Chiesa a pronunciato per don Bosco: Padre, Maestro e amico. E si, il discepolo non può agire indipendentemente dal suo maestro. Al termine un lunga fila di persone salutano il nuovo vescovo. A questo punto c’è posto ancheper me. Un abbraccio, con grande emozione e una lacrima che sgorga. Fantastico. Non ci avrei mai creduto. Gli altri vanno a pranzo, terminano e se ne vanno.Noi siamo li e aspettiamo che finisca il lungo e dovuto omaggio al fratello e amico. Pranzeremo anche noi molto dopo. Ma che importa. Conta stare insieme.Tra qualche mese la nostra comunità lo accoglierà. Lo accoglieremo con immensa gioia. Gli manifesteremo il nostro affetto. L’affetto per una persona speciale che ha avuto il coraggio di rispondere positivamente alla chiamata di Dio, nella Congregazione Salesiana prima e al servizio della Chiesa ora come Pastore.Lo accompagniamo con la preghiera prima di tutto. E’ il grande dono, esclusivo della comunità cristiana, che è in grado di alimentare, sostenere la fatica di una missione così grande. Ma avremo anche modo di offrigli un segno tangibile del nostro affetto che lo accompagnerà nel suo ministero.
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